Yuri Gagarin (SE)

Yuri Gagarin

“Sea Of Dust” 

Ultraljud Records (7″)

 

yuri3Sweden psych, viaggiatori del cosmo e crononauti, avvelenati al drone, intossicati progressive, cultori di scene 60s and 70s, draghi di metallo dalle squame scure e lucide. La culla di Gothenburg dona creature che sembrano appartenere a mondi extrasolari, Yuri Gagarin come l’eroe russo in traiettoria ellittica attorno alla Terra, colonne sonore degne di attraversare migliaia di wormhole per bucare Tempo e Universo.

Due nuovi titoli e finalmente, dopo le meraviglie del primo, omonimo album, datato 2013, i razzi atomici con le loro propulsioni temporali hanno ricominciato a vibrare. ‘Sea Of Dust’ inizia dove finisce l’inquietante incedere di Hassan I Sabbah degli Hawkwind. La chitarra esegue le sinistre speculazioni teoretiche che spingono lo scenario in un esopianeta desolato e arido. Da qui l’interazione orientaleggiante scova entità che ballano sui synth, attraverso ritmi titanici. Riff alieno di magnetica fragranza mostra echi alteri, una maestosa bramosia da cadetti spaziali. ‘Psycological Discontinuity’ afferra gli embrioni di Lucifer Sam e apre orizzonti a tumulti 7inchsenza freni fisici e psichici. Temerario approccio in frasi musicali trascinanti e sviluppate in una vasca di galleggiamento sensoriale. Ovviamente a bordo di una navicella Vostok-del-futuro e distinta da pannelli strumentali su chitarre distorte.

Heavy psych in orbital cosmodrome and waiting for the next space launch of a rockcraft.

 

Sandro Priarone

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