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The Kumari (UK) interview

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THE KUMARI

RAWESOMEXPERIENCE

di Giampiero Fleba

 

Plenirockium ancora sulle tracce di una nuova band nella prima fase del processo creativo. The Kumari vengono da Londra affascinandoci con quattro bellissimi vinili settepollici, l’ultimo dei quali “Walking / Beam” recensito in Luglio, al top dei singoli nella playlist di Settembre e spunto per un’intervista in prima visione con il cantante e chitarrista Claude Pelletier.kumari live1

Puoi tracciare una panoramica su The Kumari?

K (CP) – The Kumari sono una band psych/garage/folk con una tendenza stoner. Siamo tutti di Londra, il nostro batterista Hughsie suonava con i Rent Boys ed il nostro chitarrista Joseph sta svolgendo anche un percorso solistico come Joseph Coward. Io suonavo nei Vinyl Stitches, sfortunatamente la band si sciolse quando il nostro album fu realizzato… e in un certo senso anche non realizzato!

Quali sono le vostre influenze?

K (CP) – Direi che le relazioni con le donne sono la nostra reale ispirazione passata e presente. Abbiamo un vasto raggio di influenze come band ma in definitiva siamo tutti molto presi da questa heavy raw sexual music!

Com’è il vostro rapporto con la scena musicale di Londra?

K (CP) – Nei primi 2000 c’è stata la reale sensazione di una vera e propria scena, specialmente sul versante garage 60s. Poi è tutto sfumato e oggi non è più divertente suonare a Londra, troppe serate e promoters inadatti per le band e la musica, inoltre è diventato economicamente impossibile suonare, tanto che qualcuno anche valido è andato via.

Da dove proviene il nome Kumari?

K (CP) – Kumari è il nome della mia devota madre che purtroppo è scomparsa quando avevo 10 anni. Ha avuto una grande influenza sui miei gusti musicali. Poi come ti dicevo le nostre canzoni parlano di relazioni con donne e Kumari è anche un kumari3culto esclusivamente femminile con riferimenti alla dea Sita ed essendo interessati alla drone music Indiana, pensavo che si adattava bene come nome per la band.

Finora la vostra musica è stata realizzata su vinili 7 pollici, una scelta precisa…

K (CP) – Il vinile è il formato migliore per il suono, è anche mitico e ti fa stare meravigliosamente quando lo ascolti e ne possiedi qualcuno.

Come nasce il vostro processo creativo ed a che punto siete?

K (CP) – Penso che nella nostra testa non ci sia mai stata un’idea precisa che ci ha ispirato a scrivere o suonare. Non è una cosa cosciente. Il nostro stile è in continua evoluzione ed è in ogni disco che facciamo. Di sicuro stiamo cercando un suono più heavy. Vorrei evitare di essere etichettati come una 60s garage band. Non che non mi piaccia, ma abbiamo davvero voglia di provare cose nuove senza limitazione. Qualunque cosa sia sarà sempre impetuosa e reale.

Come avete realizzato i vostri quattro singoli?

K (CP) – I primi tre singoli sono stati registrati ai Sandgate Sound studios dei nostri grandi amici The Higher State fin dai tempi dei Vinyl Stitches. L’ultimo singolo “Walking / Beam” è stato registrato con Alex McGowan nel suo Space Eko East Recording Studio di Londra dopo che sfortunatamente i Sandgate sono stati distrutti da un’alluvione. Qui il nostro suono è notevolmente differente.

Parlateci della vostra attività live, ricordate qualche concerto in particolare?kumari live3

K (CP) – Cerchiamo di non suonare molto a Londra per preservare la nostra spontaneità. Ci piacerebbe suonare spesso in Europa! In effetti ad oggi, il nostro concerto più bello è stato quello di inizio Settembre al Gambeat Festival di Barcellona. Un grande locale a Londra è il The Dome dove abbiamo suonato come supporto ai Milk.

A cosa state lavorando ora?

K (CP) – Stiamo cercando di pianificare la realizzazione del nostro primo album. E’ stato un periodo un pò sfortunato e ci sono cambi di formazione ma speriamo comunque di iniziare a registrare agli Space Eko appena possibile!

DISCOGRAFIA

 

SPONTANEOUS UNDERGROUND

PRIME VISIONI: NUOVI GRUPPI E IDEE NASCENTI

Questo spazio di Plenirockium è dedicato ad interviste di nuovi gruppi colti nella fase iniziale della loro carriera, una zona creativa tra la formazione e l’album di esordio. Cronache di scintille primordiali e interazioni underground sulle prime ipotesi che prefigurano un progetto musicale.

Una risposta a “The Kumari (UK) interview”

  1. English translation…

    THE KUMARI

    RAWESOMEXPERIENCE

    Plenirockium still on the trail of a new band in the first phase of the creative process. The Kumari come from London to fascinate us with four beautiful 7-inch vinyls, the last of which “Walking / Beam” reviewed in July, at the top of the September singles’ playlist and starting point for an exclusive interview with singer and guitar player Claude Pelletier.

    Could you give us an overview about The Kumari?

    K (CP) – The Kumari are a psych/garage/folk band with a stoner vibe.. From London. Hughsie our drummer was also in the Rent Boys.. Also Joseph our guitarist is a solo artist under the name Joseph Coward. I was in The Vinyl Stitches. Unfortunately the band ended at the time our debut album was released.. Or unreleased..

    Who would you cite as your major musical influences?

    K (CP) – I’d say relationships with women is the real inspiration for the band past and present.. We all have a wide range of influences as a band but I’d say we are all definitely into heavy raw sexual music..

    How is your relationship with the musical scene in London?

    K (CP) – There used to be a massive sense of a scene in the early 2000, especially in the garage 60’s scene.. It all has seemed to have faded out.. At present its not really enjoyable to play in London anymore as there are way too many nights and promoters who are really not in it for the bands or the music.. and it becomes economically impossible to play.. Saying that, there are a few good people left.

    What does the name Kumari mean or refer to?

    K (CP) – The Kumari is the name of my god mother who sadly passed away when I was 10. A massive influence on my music taste, the kumari songs are very connected to relationships with women.. Kumari meaning worship of girls in India and being influenced by Indian drone and Sita I thought it fit the band.

    Up to now you released 4 great singles, strictly 7 inch vinyl, a clear choice for a timeless fascinating format…

    K (CP) – Vinyl is the best format for sound. It also looks cool and feels amazing to hold and own. Especially when it’s your own.

    Who inspired your creative process and where are you now?

    K (CP) – I guess I’ve/we’ve never really had the idea in our head when writing or playing in the band. It’s not a conscious thing. Our style is forever changing and is with every record we make. We are certainly getting heavier.. I’m really trying to swing out of being labelled a 60’s garage band. Not that I don’t like it but we just want to try new things without being restricted. Whatever it is it will always be raw and real.

    Could you tell us about your singles?

    K (CP) – The first three was recorded at Sandgate Sound Studios (The Higher State) good friends of ours since the Vinyl stitches days. Our Latest single we recorded with Alex at Space Eko east London as at this point the studio at Sandgate had been destroyed due to flooding. Here our sound is noticeably different.

    Do you play often live? Is there a memorable concert that you want to tell, a favourite place to play in London?

    K (CP) – We try not to play often in London to keep it fresh. We really enjoy playing in Europe! Ha our best concert to date would have to be Gambeat Festival Barcelona. Also supporting The Milk at the Dome London which is a great venue!

    What are you working now?

    K (CP) – We are in talks on recording our first album. We have had bad luck on things getting in our way as far as members leaving etc.. But yes we hope to record at Space Eko studios ASAP!

    SPONTANEOUS UNDERGROUND
    FIRST VISIONS: NEW GROUPS AND RISING IDEAS
    This Plenirockium space is dedicated to interviews of new groups caught in the early stage of their career, a creative zone between the foundation and the debut album. Chronicles of primordial sparks and underground interactions on early assumptions that prefigure a musical project.

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