The Autumn Leaves, The Petals, The Asteroid # 4

ARCHIVES: Album 2002 / 2003 “Paisley Sound Special” 

 

La rinascita, seppure sotterranea, del Paisley Sound americano all’inizio del nuovo millennio è un fatto pienamente conclamato. Fra i pincipali neo-adepti del tempio meritano un posto in prima fila Autumn Leaves e The Petals, Dora Flood (eccezionale il loro LP “Welcome”, 2002) e Oranger, Medicine Ball e Grip Weeds, Cotton Mather e The Asteroid # 4…

 

THE AUTUMN LEAVESAUTUMN LEAVES The Twilight Hours...

“The Twilight Hours Of The Autumn Leaves”
(CD, Dabbler 2002)

 

Incanta l’immaginazione al primo incontro auricolare il secondo lavoro degli Autumn Leaves, quartetto della scena neopsichedelica di Minneapolis formato da David Beckley (voce e chitarra), Jeaneen Gauthier (voce e chitarra), Dwight Erickson (basso) e Scott Berndt (batteria).

Le musiche e le voci dell’album, intitolato “The Twilight Hours Of The Autumn Leaves”, si riallacciano all’epopea Paisley Underground degli anni 80 e ad iniziatori come Dream Syndicate e Rain Parade irradiando magiche euritmie pop alimentate da energia acida.

AUTUMN LEAVES foto gruppoVette alte di “The Twilight Hours”, pregne di viscosità psych e fuzztoni chitarristici, sono “Night At The Ufo”, “Maria’s Hat” e, con un intrigante contrappunto d’organo Hammond, “Seaside Symphony”, ma su altre strisce soniche il disco mette in mostra, con acuta proprietà di linguaggio, l’elettricità opalescente delle colorazioni folk: “Morning”, “Stars In The Snow”, “Stars Above”.

Il primo LP degli Autumn Leaves “Treats And Treasures” (altra perla…) era uscito nel 1997 su Grimsey Records.

 

Beppe Badino

 

 

THE PETALSPETALS Butterfly Mountain

“Butterfly Mountain”
(CD, Camera Obscura 2003)

 

Veterani della scena filoPaisley…

I Petals si formarono nel 1988 a Milwaukee, Wisconsin, e registrarono il propedeutico 45 giri di debutto “Just Another Flower Song / Dreamtime” su November Rain nel 1989.

Il primo esteso lavoro, il favoloso “Parahelion” (November Rain) uscì nel 1993; il secondo capitolo “Cadis Center (sempre November Rain) vide la luce l’anno successivo.

“Butterfly Mountain”, licenziato dall’australiana Camera Obscura Records, è il terzo album ufficiale del (ricostituito) gruppo: dodici canzoni suadenti e sinuose che profumano l’aria con ‘vino e rose’ e melodie sgargianti, dodici quadri folk/psych colorati da plettri che graffiano con squisita gentilezza.

Scrittura calibrata, intima irrazionalità e devianti umori elettrici, “Brown Cow”, “Autumn Latch”, “Sarsapilla” e “Stone Circle Dancers” sfiorano con fantasia autoctona il PETALS foto gruppoparticolare diorama delle prime contagiose Paisley bands. “Pallid Mask” e “Living Room” serpeggiano in atmosfere surreali con liriche visionarie ispirate ad “Alice nel paese delle meraviglie”. La magnifica “Daydream Stash” sembra un estratto di “Unhalfbricking” dei Fairport Convention, “Rex, Sandra And Jasper” cresce e fiorisce nell’erba annaffiata con il garbo morbido di chitarre vellicate…

Ultima della lista ma prima per l’incanto psichedelico profuso, “Neutron Star” si snoda attraverso itinerari mantra-lisergidescenti pervasi dalle vibrazioni del sitar suonato dall’ospite John Frankovic dei semileggendari Plasticland.

“Butterfly Mountain” è composto da Cary Wolf, voce e chitarra, Laurie Kern, voce e tastiere, Tim Kern, basso, e James Tessier, batteria.

Talento inossidabile.

Beppe Badino

 

THE ASTEROID # 4

“Honeyspot”
(2xLP / CD, Music For Cats / Turquoise Mountain 2003)

 

L’America, da costa a costa.

Nuovo lungo viaggio nello spazio vibrasonico per gli Asteroid # 4, band di Philadelphia formata nel ASTEROID # 4 Honeyspot1995, una delle principali figure dello scenario psichedelico americano.

Tempo prima, attratto dalla sfolgorante fantasmagoria del rock ‘made in UK’, il caleidoscopio musicale di “Introducing the Asteroid # 4” (Lounge Records, 1998), album di debutto e disco capolavoro del gruppo, proiettava fluttuanti immagini di arte pop/psych attraversate da sottili filigrane che mostravano virtualmente le sagome di Pink Floyd, July, Apple e Open Mind in sgargianti costumi ‘summer of love’ multicolori.

Il secondo capitolo “King Richard’s Collectibles” (Rainbow Quartz, 2001) arretrava nel tempo per compendiare il periodo prepsichedelico, metà anni 60, caratterizzato da suoni beat e simboli dell’epopea mod inzuppati di ammirazione per gli iniziatori / sperimentatori Who e Small Faces.

Con “Honeyspot”, il terzo lavoro pubblicato dalla Turquoise Mountain Records (CD) e dalla Music For Cats (2xLP), gli Asteroid # 4 approdano idealmente e materialmente nella loro terra d’origine e siglano infine ‘l’album americano’.

“Honeyspot” è un disco stupendo, incentrato su atmosfere Paisley Sound e ricco di semi psych & country sparsi sopra una dozzina di canzoni autografe dai tratti soggettivi, qui e là ispirate dai Byrds di “Younger Than Yesterday” (le poeticamente acide “Runnin’ Away” e ASTEROID # 4 foto gruppo 3“Trolley Car Blues”), da Gram Parsons (nel suo sottomarino con “He’s A Fire”, “It’s All Ok” e “California”), da Neil Young (“As Soon As Dawn” e “Made Up My Mind”, meravigliose gemme autunnali), e dalla Band (la mia preferita, l’estasiante “One Time” che sogna sulle rime di “The Weight”…).

C’è pure un omaggio a Woody Guthrie in “Rye Whiskey”…

Conducono i cavalli della carovana da costa a costa i fondatori Scott Vitt (voce, chitarra, armonica a bocca), Eric Harms (basso) e Bill McMonnies (chitarra, banjo), con le reclute Jamie Scythes (voce, chitarra, chitarra pedal steel) e Adam Weaver (batteria).

Sano nutrimento per la frontiera underground.

 

Beppe Badino

 

 

 

 

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