Syd Arthur (UK) interview

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SYD ARTHUR

REFLECTIONS FROM THE SOUND MIRROR

di Giampiero Fleba

 

Syd Arthur da Canterbury, Kent. Un nome come un gioco di sfumature per fantasticare tra Siddharta, Syd Barrett e Arthur Lee. Una musica come dinamica dell’esistenza su progressioni armoniche, repentine modulazioni, melodie avvolgenti. Una città da cui trarre linfa per riflettere un nuovo Canterbury sound nel mondo, in origine una scena musicale importante nata nei primi anni 60 con i leggendari Wilde Flowers e poi sviluppata da gruppi come Soft Machine, Gong e Caravan tra rock-jazz-blues-folk, espressione progressiva dialogante con i temi della sperimentazione e dell’improvvisazione dalla psichedelia alle avanguardie, in grado di offrire anche nuove idee di musica pop. Da queste radici Syd Arthur hanno liberato la propria identità artistica con classe e creatività supportata da una discografia originale composta in oltre dieci anni di intensa attività live – studio a partire dalla metà dei 2000. Alla vigilia del nuovo attesissimo album ripercorriamo la loro storia in questa intervista esclusiva con il bassista Joel Magill…

sydpict6SA (JM) – Syd Arthur sono Joel Magill (basso, voce), Liam Magill (chitarra, voce), Raven Bush (tastiere, violino, mandola elettrica) e più recentemente si è unito a noi l’altro mio fratello Josh Magill alla batteria. Il nostro precedente batterista Fred Rother è uscito dal gruppo per problemi di salute alla fine del 2014. Siamo tutti di Canterbury ed abbiamo iniziato a suonare insieme da quando ci frequentavamo a scuola.

I primi anni della vostra carriera sono caratterizzati da syd1due EP: “Syd Arthur” del 2006 e “Kingdoms of Experience” del 2008. Potete parlarci di quel periodo?

SA (JM) – Davvero furono i nostri primi anni alla ricerca di una identità musicale, viaggiando molto in Inghilterra e suonando il più possibile. Questa esperienza ha formato il nostro suono, l’esecuzione e la capacità di improvvisazione. E’ stato un grande momento. Eravamo giovani e liberi e abbiamo trascorso tutto il nostro tempo in giro a suonare insieme.

kingdomsQuesti vostri primi dischi sono ormai introvabili, pensate di ristamparli?

SA (JM) – No.

A partire da quelle prime canzoni il vostro suono rievoca temi cari alla scena musicale di Canterbury presagendo un interesse crescente per questo movimento da parte di nuove generazioni di musicisti. Ha influito avere radici proprio in quella città?

SA (JM) – Sì, quando abbiamo scoperto il ‘Canterbury sound’ non sapevamo nemmeno che esisteva. E’ stato attraverso le collezioni di dischi dei nostri genitori e loro amici che abbiamo ascoltato per la prima volta Gong, Caravan e Soft Machine, un percorso che ci ha condotto in profondità nella scena di Canterbury e in tutte le sue ramificazioni. Curiosamente quando ciò è successo avevamo 19 – 20 anni e stavamo già andando in questa direzione, senza esserne mai stati a conoscenza.sydpict5

Vi è capitato di incontrare o suonare con qualcuno dei protagonisti del Canterbury sound?

SA (JM) – Nel corso degli anni abbiamo avuto la fortuna di incontrare alcuni dei fondatori della scena di Canterbury. Abbiamo suonato a festival e manifestazioni aprendo per Caravan, Gong, Daevid Allen venendo in contatto con altri musicisti della scena nel suo complesso. Per un breve periodo ho suonato in un gruppo locale chiamato The Happy Accidents con Brian Hopper (ndr. fratello maggiore di Hugh Hopper il cui glorioso Fender Jazz bass è ora suonato proprio da Joel Magill) e Graham Flight entrambi membri originali dei Wilde Flowers. Da allora ho avuto un buon rapporto con Brian Hopper, illustre ambasciatore della scena di Canterbury dove spesso suona ancora concerti jazz.

Nel 2010 la vostra discografia riprende con Willow Tree / The Tale of As Is’, singolo offerto Willow-Tree-Single-coverin free download. Due anni senza incidere ma sempre in frequente attività concertistica. Una scelta precisa o condizionata da situazioni particolari?

SA (JM) – Come per i primi EP e relativi esperimenti di registrazione, abbiamo trascorso questo periodo anche per capire cosa volevamo esprimere con la nostra musica. Avevamo molto da offrire ed eravamo ambiziosi. Non abbiamo considerato importante realizzare qualcosa nel frattempo ma abbiamo continuato a registrare per capire meglio il nostro suono. C’è voluto tutto quel tempo per essere soddisfatti di ciò che incominciavamo ad essere anche su disco.

Nel 2011 proseguite con una serie di singoli ed EP in una nuova fase del vostro percorsomoving creativo ma anche ‘fisico’ nel fondare Dawn Chorus Recording Company per pubblicare la vostra musica. Il suono è dinamico, corde e tastiere sviluppano dialoghi sempre più fluidi avvolti da ritmiche pulsanti. Ci potete parlare di questo particolare momento della vostra carriera?

SA (JM) – Sì, questa è stata la nostra prima fase dove abbiamo cercato di definirci verso il resto del mondo. Prima con ‘The Moving World EP’ e poi qualche mese più tardi ‘Edge of the Earth’ stato il primo singolo tratto dall’album “On An On” che è stato poi seguito da ‘Ode to the Summer’. Nel corso degli anni precedenti avevamo gradualmente costruito uno studio di registrazione e imparato a registrare noi stessi, sperimentando con il suono registrato e con ciò che ci piaceva. Abbiamo fondato Dawn Chorus odeRecording Company per realizzare non solo la nostra musica, ma anche qualcosa di altro che stava emergendo intorno a noi a Canterbury. E ‘stato un grande momento e un modo per promuovere non solo quello che stavamo facendo ma in senso ampio per la nuova scena di Canterbury.

Tre le vostre produzioni di gruppi come Zoo For You e The Boot Lagoon avete anche suonato nel primo album dei Rae (quartetto di Bristol) come è nata questa collaborazione? 

SA (JM) – Li abbiamo incontrati in tour e pensato che fossero grandi! Tutti noi abbiamo lavorato e contribuito a vari progetti, ma ora siamo concentrati su Syd Arthur e davvero non abbiamo tempo per fare altro.

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Nel 2012 pubblicate “On An On”, un album emozionante dal titolo simbolico nel portare avanti le vostre idee originali e a rappresentare una continuità canterburyana. Canzoni memorabili venate da oscillazioni funky-blues e incanti soul come nella meravigliosa ‘Dorothy‘ o nel crescendo psych-prog di ‘Paradise Lost’. Un album che avevate già in mente da tempo o è nato dopo i singoli dell’anno precedente?

SA (JM) – “On and On” è stato il nostro primo album. Alcune delle canzoni hanno avuto un periodo di gestazione mentre stavamo lavorando su musiche precedenti ma la maggior parte erano nuove composizoni per l’album. E’ anche vero che in precedenza abbiamo suonato molte di quelle canzoni live come parte del percorso creativo.

Dopo l’uscita di “On An On” la vostra attività live si infittisce come eposter2lemento irrinunciabile nella vostra vita di musicisti. Questo rende anche l’idea che tra di voi ci sia molta amicizia ed affiatamento. Nel 2013 avete suonato parecchio anche in giro per il mondo Italia compresa, quanto ha contribuito il successo del vostro primo album ad aumentare gli ingaggi oppure è tutto frutto di solidi contatti? Che ricordo avete del tour Italiano, tornerete?

SA (JM) – C’è stata una grande reazione all’uscita di ‘On An On’ offrendoci parecchi contatti e amici nel suo crescere. Abbiamo iniziato a suonare più lontano anche ricevendo un vero e proprio interesse dall’industria discografica. E ‘stato un turbine che ci ha portato per la prima volta negli Stati Uniti ad esibirci al SXSW da cui abbiamo conseguito un contratto con la Harvest Record appena rilanciata. Poi un amico italiano, Francesco sydpict4Evangelisti che ci aveva visto a Canterbury alcuni anni prima, è stato il promotore del nostro primo concerto in Italia. Suo zio era coinvolto in un festival di arti e musica (ndr. Spiritualia, 2012) ed è stato uno dei migliori concerti che abbiamo mai fatto, ancora oggi ne parliamo come lo spettacolo perfetto. Abbiamo suonato al tramonto tra le colline marchigiane nel piccolo comune di Barchi ed è stato molto speciale. Stiamo parlando con un un promoter per tornare in Italia a suonare in tour alla fine di quest’anno. Davvero non vedo l’ora di tornare e speriamo che succeda.

soundNel 2014 esce il vostro secondo album “Sound Mirror”, un altro capolavoro ed anche tra le prime realizzazioni della rinata Harvest Records (con tanto di logo originale disegnato da Roger Dean), la ‘very progressive label’ degli anni 70. Come è nato questo disco e il vostro rapporto con la prestigiosa etichetta?

SA (JM) – Poco dopo la partecipazione al SXSW Festival siamo stati coinvolti in un periodo pazzesco in cui abbiamo improvvisamente avuto un sacco di interesse da parte di etichette americane. Siamo stati avvicinati da Harvest Records in procinto di lanciarsi come nuova etichetta negli Stati Uniti e sembrava la soluzione perfetta! Ci piaceva molto la vecchia Harvest Records e loro erano favorevoli alla nostra proposta artistica. E’ stata una grande circostanza.

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Tra intense armonie pop i temi Canterbury sound riprendono a pulsare in “Sound Mirror”, da ‘Hometown Blues’ a ‘Garden of Time’ e ‘Autograph’ fino agli orizzonti free rock di ‘Singularity’, qualcosa di nuovo nel vostro suono su cui state lavorando?

SA (JM) – In studio sperimentiamo sempre ed in realtà ‘Singularity’ è quasi come una nostra vecchia jam. Mi piace pensare che “Sound Mirror” ha senz’altro contribuito a definire ulteriormente il nostro sound, ma ti accorgerai quanto la nostra musica si è ulteriormente evoluta quando ascolterai il nostro nuovo album!

L’immagine di copertina è una strana costruzione, cosa rappresenta?

sydpict7SA (JM) – Si tratta di manufatti chiamati ‘Sound Mirrors’, sono specchi acustici disposti in ordine sparso nel Kent e lungo le coste inglesi. Sono strutture enormi costruite prima che inventassero i radar di cui furono precursori, usati durante la guerra per cogliere il rumore degli aerei in avvicinamento. Dopo l’avvento dei radar questi dispositivi divennero obsoleti. Quando abbiamo scoperto questi oggetti enormi sulla costa sembravano molto appropriati non solo come immagine di copertina e nome per l’album ma anche un modo in cui stavamo proiettando il nostro Kent sound nel resto del mondo.

“Sound Mirror” è dedicato a Vivienne Chandler, ce ne potete parlare?

SA (JM) – Vivienne Chandler era il nome da nubile della madre di Raven che è purtroppo scomparsa durante la registrazione dell’album. E’un omaggio a lei.

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Alla fine del 2014 stupite ancora con l’album “A Monstrous Psychedelic Bubble (Remixes By The Amorphous Androgynous)”, una rivisitazione cosmica di alcune delle vostre più belle canzoni da parte del geniale duo Brian Dougans and Garry Cobain da loro definita come ‘Syd Arthur psychedelicized and re-imagined’. Come è nato questo progetto? Tutti quei fiati, strumenti orientali, cori femminili, elettronica vintage, sono stati elaborati in sede di remix o registrati appositamente?

SA (JM) – Abbiamo incontrato The Amorphous Androgynous non molto tempo dopo l’uscita di ‘On An On’. Siamo sempre stati fan della loro musica e ci siamo piaciuti a vicenda diventando amici. La proposta è nata da un’idea di Gaz Cobain. Abbiamo lavorato in modo collaborativo su alcuni aspetti del progetto ma molto è stato fatto da loro per realizzare un ‘cosmic rock journey’. Siamo tornati su quelle canzoni ri-registrandole in parte e aggiungendo qualcosa.

Nel 2014 avete partecipato a “The Cartel” un altro progetto di The Amorphous Androgynous (insieme anche a componenti dei Cranium Pie che abbiamo sydpict8recentemente intervistato). Ce ne potete parlare?

SA (JM) – Ad essere onesti non siamo stati troppo coinvolti, abbiamo solo aiutato The Amorphous Androgynous nelle registrazioni.

Nel 2015 esce ‘Map #1’ in distribuzione esclusiva dal vostro sito bandcamp, una chiavetta USB personalizzata con un concerto live del recente tour USA e densa di contenuti multimediali, cosa vi ha condotto a questo formato?

SA (JM) – Volevamo trovare un modo per raccogliere tutti i contenuti e le idee che creiamo al di fuori della band e questo sembrava il modo migliore per farlo. Proseguiremo a lavorare su formati multimediali anche in futuro. Pensiamo che sia molto eccitante.

 

poster1DISCOGRAFIA

“Syd Arthur” (CD EP, Madman) 2006

“Kingdoms of Experience” (CD EP, Green Bean Records) 2008

“Willow Tree / The Tale of As Is” (DL, Dawn Chorus Recording Company) 2010

“Moving World” (CD EP, Dawn Chorus Recording Company) 2011

Ode To The Summer / Black Wave” (7″, Dawn Chorus Recording Company) 2011

“On An On” (LP, CD, DL, Dawn Chorus Recording Company) 2012

“Sound Mirror” (LP, CD, DL, Harvest Records) 2014

“A Monstrous Psychedelic Bubble Remixes by The Amorphous Androgynous” (LP, DL, Monstrous Bubble Records) 2014

“Map#1” (USB flash drive, Syd Arthur) 2015

 

One Response to “Syd Arthur (UK) interview”

  1. plenirockium says:

    English translation…

    SYD ARTHUR
    REFLECTIONS FROM THE SOUND MIRROR

    Syd Arthur from Canterbury, Kent. A name as a nuances game to fantasize between Siddhartha, Syd Barrett and Arthur Lee. A music as a dynamic of existence on harmonic sequences, sudden modulations, warm melodies. A city from which to draw the lifeblood to reflect the Canterbury sound in the world, originally an important music scene born in the early 60s with the legendary Wilde Flowers and then developed by groups like Soft Machine, Gong and Caravan between rock-jazz-blues-folk, a progressive expression dialoguing with the themes of experimentation and improvisation, from psychedelia to the avant-garde, also capable to offer new ideas of pop music. From these roots Syd Arthur released their own artistic identity with class and creativity supported by an original discography made in ten years of intense live – studio activity from the middle of 2000. On the eve of the highly anticipated new album we retrace their history in this exclusive interview talking with bass player Joel Magill…

    SA (JM) – Syd Arthur are: Joel Magill (myself), Liam Magill, Raven Bush and most recently we have been joined by my other brother Josh Magill on drums (our previous drummer Fred Rother had to leave the band due to ill health at the end of 2014). We all grew up in Canterbury yes, and started playing music together when we were at school.

    The early years of your history are characterized by the debut “Syd Arthur” in 2006 and by the EP “Kingdoms of Experience” in 2008. Can you tell us about that period?

    SA (JM) – These were indeed our early years. We were finding ourselves as musicians and doing a lot of travelling around the country performing as much as we could. This is how we honed our playing, performing and improvisational skills. It was a great time. We were young and free and spent all out time playing together.

    These early recordings are nearly impossible to find, do you think to reissue them?

    SA (JM) – No.

    From those early songs, your sound recalls themes dear to the music scene of Canterbury, presaging a growing interest in this movement by new generations of musicians. Has influenced to live and grow in this city?

    SA (JM) – Yes, when we first discovered the ‘Canterbury Scene,’ we weren’t even aware that it existed. It was through a friends dads record collection that we first heard Gong, Caravan and the Soft Machine and it was this that took us deep into the Canterbury Scene and all it’s offshoots. Funnily enough this wasn’t until I was around 19/20 years of age, and we were already going down this route musically without ever having been aware of it.

    Did you happen to meet or play with any of the first leaders of the Canterbury scene?

    SA (JM) – Over the years we have been lucky to meet some of the founders of the Canterbury scene. We have performed at festivals and shows supporting the likes of Caravan, Gong, Daevid Allen, and we have come into contact with other members of the wider scene too… For a short while I played in a band around Canterbury called ‘The Happy Accidents’ with Brian Hopper (Ed. older brother of Hugh Hopper whose glorious Fender Jazz bass is now played by Joel Magill) and Graham Flight (both original Wilde Flower members). I have since had a good relationship with Brian Hopper, who often still plays Jazz gigs around the Canterbury area and is a great ambassador for the ‘Canterbury Scene.’

    In 2010 your discography restarts with ‘Willow Tree / The Tale of As Is’, a single offered as free donwload. Two years without recordings but always active on the live side. A definite choice or conditioned by particular situations?

    SA (JM) – Like with the early Eps and experiments with recording, we spent this time just figuring out what we wanted to say with our music. We had lots to offer and were very ambitious. It wasn’t particularly considered not to release during this time, but we were recording and figuring out what we wanted to say. It took until then for us to be appy with what we started to sound like on record.

    In 2011 you proceed with a series of singles and EPs into a new phase of your creative process but also ‘physical’ in founding Dawn Chorus Recording Company to publish your music. The sound is dynamic, guitars and keyboards develop dialogues increasingly fluid on pulsating rhythms. Can you tell us about that important moment of your history?

    SA (JM) – Yes this was the first stages of us trying to define ourselves to the wider world. ‘The Moving World EP’ came first and then a few months later, ‘Edge of the Earth’ was the first single we released from “On An On” which was then followed up by ‘Ode To The Summer’. During the years beforehand we had slowly been assembling a recording studio and learning how to record ourselves. Experimenting with recorded sound and what we liked. We set up Dawn Chorus Recording Company to release not just our music but also some of the other music that was emerging around us in Canterbury. It was a great moment and a way to further not just what we were doing but the wider new Canterbury scene.

    Indeed, bands like Zoo For You and The Boot Lagoon are very inetersting. We also noticed that you have co-produced and played on the debut album by Bristol quartet Rae, the fine “Era” issued on Dawn Chorus Recording Company, how did this collaboration come about?

    SA (JM) – We met them on tour and thought they were great! We all work and contribute to projects outside of the band, but Syd Arthur is our focus so we don’t have too much time to do much else really

    In 2012 you released the second album “On An On”, an exciting album from the symbolic title to pursue your original ideas and to represent a new ‘Canterbury sound’. Memorable songs tinged by funky-blues oscillations and soul charms as in the wonderful ‘Dorothy’ or in the psych-prog crescendo of ‘Paradise Lost’. An album that you had already in mind for some time or that was born after the single and EP of the previous year?

    SA (JM) – ‘On An On’ was our first album. Some of the songs had been in gestation for some while we worked on our previous music, but most of it was brand new for the album. Its true we had been playing a lot of the music live over the proceeding year before we recorded the album.

    After “On an On” the chronicles report the intensification of live concerts confirming as a fundamental experience in your life of musicians and conveys the impression that among you there is a lot of friendship and harmony. There also happens that your ideas are born right on the stage? You played a lot around the world in 2013, including Italy, as it helped the success of your first album to increase engagements or is all the result of strengthened contacts? Is there a particular concert or a location that will remain in your heart? What memories do you have of the Italian tour, you will return?

    SA (JM) – We got a great response to the release of ‘On An On’ and made a lot of contacts and friends through doing so. We started to play further afield and also got our first real industry interest. It was a whirlwind time that led us going to the USA for the first time to perform at SXSW, which incidentally led us to being signed by a newly re-launched Harvest Records. In fact, a friend called Francesco, who first saw us in Canterbury a few years before, was responsible for us coming to Italy to play. His uncle was involved in an arts and music festival – it was one of the best shows we had ever played and we still mention it today as the perfect show. We played at sunset in the Marche hills in the small town of Barchi and it was very special. We are talking to a promoter about returning to Italy for a tour later this year – we really cant wait to come back and hope that it happens.

    In 2014 you released “Sound Mirror”, another masterpiece and also one of the first achievements of the reborn Harvest Records (with the original logo designed by Roger Dean), the ‘very progressive label’ as per their motto in the 70s. Where did the idea of the album come from and how you managed to agreed with this prestigious label?

    SA (JM) – Soon after coming to SXSW we were involved in a crazy period where we suddenly had a lot of interest from US labels. We were approached by Harvest Records who were about to launch as a new label in the states and it seemed the perfect fit! We loved the old Harvest Records and they were very supportive of what we wanted to do artistically. It was a great fit.

    Among intense pop extravagances, the themes of the Canterbury sound restart to pulsate in ‘Sound Mirror’ up to the free rock’ scenario of ‘Singularity’ and maybe something new in your sound that you are working on?

    SA (JM) – We are always experimenting in the studio and actually Singularity is almost like an old jam track/sound of us. I like to think that Sound Mirror definitely helped us define our sound further, but as you will hear when our new music comes out, that we have moved forward again….

    The cover image is a strange artifact, could you tell us about it?

    SA (JM) – The artifact is called a Sound Mirror and they are dotted all along the Kent and English coasts. They are huge structures and made a pre-cursor to Radar where they could pick up the sound of approaching planes from much further than the eye could see suring the war. However, Radar soon came and these objects became obsolete. When we discovered these huge objects on the coast they seemed very fitting, not only as a front cover image and a name for the album, but as a way that we were projecting our sound Kent into the wider world

    You dedicated “Sound Mirror” to Vivienne Chandler, where does this tribute?

    SA (JM) – Vivienne Chandler was Raven’s mother’s maiden name. She unfortunately passed away during the time we made the album. It’s a tribute to her.

    At the end of 2014 you still amazed with a fourth album “A Monstrous Psychedelic Bubble (Remixes By The Amorphous Androgynous)”, a cosmic revisitation of some of your best songs by the genious duo Garry Cobain and Brian Dougans defined by them as ‘Syd Arthur psychedelicized and re-imagined’. How did this project? All those winds, eastern musical instruments, female backing vocals, sidereal vintage electronica, were processed in the remix or specially recorded?

    SA (JM) – We met the guys from the AA not too long after ‘On An On’ was released. We have always been fans of there music and we hit it off. The idea came about from Gaz Cobain proposing the idea for us. We worked collaboratively on some aspects of the project, and other were very much led by the AA guys. As we were friend and wanted it to be a cosmic rock journey we went back and re-recorded parts for them and added a few things to really help with what they wanted to achieve. But much of the credit must go to Gaz and Brian and their vision for it.

    In 2014 you participate to “The Cartel” another project by The Amorphous Androgynous (which sees also the presence of some Cranium Pie, interviewed last month). Could you talk us about it?

    SA (JM) – We just helped the AA guys on the recordings. We weren’t too involved to be honest.

    In 2015 you published ‘Map # 1’ in exclusive distribution from your Bandcamp site, a customized USB flash drive full of multimedia contents including a live concert of the recent US tour. What led you to this format?

    SA (JM) – We wanted to find a way to release all the content and ideas we create outside of the band and this seemed the perfect way to do so. We will be continuing to release multimedia content in this or similar ways in the future. We think its really exciting.

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