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Polymoon & Kairon; IRSE! (FIN)

Polymoon

“Caterpillars of Creation” (LP & CD)

 

Kairon; IRSE!

“Polysomn” (2xLP & CD)

 

Svart Records

 

“A Guide to Finnish Experimental Rock”. E’ la Svart Records che propone arte musicale con altissima sensibilità underground e avant-garde. Suomirock concentrato in un settore dove si fondono le vivacità del passato con le tendenze di un futuro estremamente indecifrabile. La qualità si eleva quando i suoni vengono scorporati dai vecchi paradigmi per ritornare ad emergere fulgidi e ricchi di ossigeno. Respiro astrale, teoria, trasparenza acida. Siamo di fronte a due band limpide come l’acqua della ‘Fountain of Salmacis’. Profonde e innovative, consegnate a muri del suono classici o shoegaze, con distorte erosioni digitalizzate su superficie diffondente “Population II”. Ibride alterazioni di un patrimonio genetico che individua in ‘Careful With That Axe, Eugene’ le regole della trasmissione sui caratteri ereditari.

C’è poi quel senso di ignoto, crepuscolare, indefinito istinto nordico, che emana un fascino profondo, vicino ad interrompere lo scorrere delle ore dilatando la percezione su una scala vaga e indiretta di tutto ciò che avviene o sta per avvenire. Un processo eccentrico con angoli creativi e informali, spesso mosso dal disordine estetico e da una caotica geometria destabilizzante. Una pulsazione casuale che porta a vertici psych-ambient personalizzando lo stato primordiale nel vacuum, l’oscurità antecedente alla nascita del cosmo, da cui emersero Dei e uomini. Affiorano caratteristiche in cui vengono generate trasformazioni di tipo irriflesso. Come tramutare le risorse psichedeliche anteriori in frammenti progressive. A volte solo spontaneamente, a volte con un alto livello di squisitezza e compimento. “Ma se l’imago è scarna al vostro occhio” (cit. Ariosto / Banco del Mutuo Soccorso) possiamo rimirare la distribuzione degli elementi in modo sovrano, tra le aperture estrose e i pretenziosi sistemi musicali dal principio ben definito, orientati al desiderio dell’estensione melodica.

“Caterpillars Of Creation” coinvolge nel suo interno differenze sostanziali e solenni. I principi assimilati poggiano su architetture di forte senso specifico. I varchi polifonici aderiscono al fulcro della composizione mentre la componente dark metal viene dissolta variegatamente dal canto riverberato. Tuomas Heikura (drums), Jesse Jaksola (guitar), Otto Kontio (guitar), Kalle-Erik Kosonen (vocals and synthesizer), Juuso Valli (bass) appartengono alla scena artistica di Tampere, città finlandese nel sud del paese. Alta concentrazione industriale e scena culturale e studentesca in piena espansione. Con la musica il paragone regge con lo scostamento verso approdi attitudinalmente psichedelici cui Polymoon appartiene. In questo album accarezziamo le derive dei luoghi, gli stati d’animo, la vicenda, quasi sfumati l’uno nell’altro, per sorreggere un insieme sciolto, multanime, dove quel che conta non sono i singoli particolari, ma il tutto.

Nella sua capacità di suscitare suggerimenti emotivi, l’allucinogeno impeto postimpressionistico. Un monte al centro dell’Universo, il vertice come Illuminazione per lasciare le catene terrene. La potenza della linea di basso ricorda il trans-europeismo di Peter Hook, le chitarre avvolgono dinamiche pesanti e ricche di sustain o si affievoliscono in morbidi passaggi, il synth disegna arabeschi in una massa d’aria che apre le tensioni e tratteggia la luce perforando le polveri. Un saggio di come si può ascoltare l’insieme senza inquadrare o descrivere i brani, generare il totale interesse, dall’inizio alla fine, come la raffigurazione scenica di un testo. ‘Lāzaward’ è il brano manifesto di un allestimento totale, abbagliante, apotropaico come il volo della divinità assira Shēdu.

“Polysomn” contiene la quarta rappresentazione dei Kairon; IRSE!, nome alquanto singolare, appartenenti alla tradizione musicale di Seinäjoki, Finlandia occidentale. Alle spalle un lavoro di apprendimento strutturale sfociato in splendidi album come “Ujubasajuba” e “Ruination”; coltivati su improvvisazioni psych-prog e da elementi elaborati con retaggi vicini al sound di Canterbury immerso nella sorgente più settentrionale dell’emisfero boreale. Questa band possiede la qualità per essere come un esopianeta, meglio, “esorock”, che accoglie la possibilità di propagare nuovamente la linfa geniale del suono avanguardistico. Recettori estatici, ethereal-post rock-prayers di suoni orbitanti nello stargazer spaziale. Dmitry Melet (vocals, bass, guitar), Johannes Kohal (drums), Lasse Luhta (guitar, bass) e Niko Lehdontie (guitar, synth, programming, backing vocals) offrono il superamento della definizione di canzone. Il riformulare in termini quasi matematici le situazioni sonore in evoluzione ed il notevole utilizzo di cambi ritmici epico-celebrativi.

Metaforiche soluzioni sembrano provenire dal lato A di “In The Wake Of Poseidon” dei King Crimson, nelle sinusoidali tessiture svenevoli di “Isn’t Anything” operate da My Bloody Valentine, nello sfavillare pop di ‘I’m Not In Love’ ovvero l’apogeo di 10cc. Scorporate e liquefatte col Magma stroboscopico in pillole lisergiche. Gioielli trascinanti che sembrano rinascere ogni qualvolta finiscono, un viatico dove ogni singolo contenuto del pensiero, ogni entità mentale, in particolare la scenotecnica di un oggetto alla psiche, si forma e riceve una cosa reale o immaginaria.

Minuscole suite, formate da più movimenti, disseminano le nozioni emergenti della nuova alba: ‘Psionic State’, ‘Retrograde’, ‘Welcome Blue Valkyrie’, ‘Altaïr Descends’ con voci e vento extrasolare. La cadenza trasecolare di ‘Hypnogram’, lo strimpellio e il basso tuonante di ‘An Bat None’ e ‘White Flies’. L’alternativa synth-onirica in ‘Mir Inoi’ e ‘Polysomn’.

Denominatore comune, fra le due band finniche, la presenza di Juho “Jun-His” Vanhanen cantante di Oranssi Pazuzu. Produttore di “Caterpillars Of Creation” e “Ruination”, il precedente disco dei Kairon; IRSE!. Vate di Tampere, devoto allo psychedelic black metal. Personaggio di alto valore che argomenta sulla “rivoluzione musicale non in senso nostalgico, ma di qualcosa di rivoluzionario che sta accadendo proprio qui e ora”. Anche Niko “Ikon” Lehdontie appartiene alla band del demone babilonese Pazuzu pur facendo parte di Kairon; IRSE!.

Miti raffigurati con le ali provenienti dal cielo e la feconda visione delle proprie intuizioni. “Se credi in quella visione, l’Universo si piegherà lentamente alla tua volontà e le persone ascolteranno.” (Tomi Pulkki one of the founders of Svart Records).

SANDRO PRIARONE

Una risposta a “Polymoon & Kairon; IRSE! (FIN)”

  1. English translation…

    Polymoon
    “Caterpillars of Creation” (LP & CD)

    Kairon; IRSE!
    “Polysomn” (2xLP & CD)

    Svart Records

    “A Guide to Finnish Experimental Rock”. It is Svart Records which offers musical art with a very high underground and avant-garde sensitivity. Suomirock concentrated in a sector where the vivacity of the past merges with the trends of an extremely indecipherable future. The quality rises when the sounds are separated from the old paradigms to return to emerge bright and rich in oxygen. Astral breath, theory, acid transparency.
    We are faced with two bands as clear as the water of the ‘Fountain of Salmacis’. Deep and innovative, delivered to classic or shoegaze sound walls, with distorted digitized erosions on “Population II” diffusing surface. Hybrid alterations of a genetic heritage that identifies the rules of transmission on hereditary characters in ‘Careful With That Ax, Eugene’.

    Then there is that sense of unknown, crepuscular, indefinite Nordic instinct, which emanates a profound charm, close to interrupting the passing of hours by expanding the perception on a vague and indirect scale of everything that happens or is about to happen. An eccentric process with creative and informal angles, often moved by aesthetic disorder and a chaotic destabilizing geometry. A random pulsation that leads to psych-ambient peaks by personalizing the primordial state in the vacuum, the darkness prior to the birth of the cosmos, from which Gods and men emerged. Features emerge in which unreflective transformations are generated. How to transform previous psychedelic resources into progressive fragments. Sometimes just spontaneously, sometimes with a high level of delicacy and fulfillment. “Ma se l’imago è scarna al vostro occhio” (op. Cit. ‘In volo’ by Banco del Mutuo Soccorso inspired by the chivalrous poem L’Orlando Furioso by Ludovico Ariosto).. “But if the imago is thin in your eye” we can admire the distribution of the elements in a sovereign way, among the whimsical openings and pretentious musical systems with a well-defined principle, oriented to the desire for melodic extension.

    “Caterpillars Of Creation” involves substantial and solemn differences within it. The assimilated principles are based on architectures with a strong specific meaning. The polyphonic passages adhere to the fulcrum of the composition while the dark metal component is variegatedly dissolved by the reverberated singing. Tuomas Heikura (drums), Jesse Jaksola (guitar), Otto Kontio (guitar), Kalle-Erik Kosonen (vocals and synthesizer), Juuso Valli (bass) belong to the art scene of Tampere, a Finnish city in the south of the country. High industrial concentration and a booming cultural and student scene. With music the comparison holds up with the shift towards attitudinally psychedelic landings to which Polymoon belongs. In this album we caress the drifts of the places, the moods, the story, almost faded into one another, to support a loose, multi-soul, where what matters are not the individual details, but the whole.

    In its ability to arouse emotional cues, the hallucinogenic post-impressionistic impetus. A mountain in the center of the Universe, the summit as Illumination to leave the earthly chains. The power of the bass line recalls the trans-Europeanism of Peter Hook, the guitars envelop heavy dynamics and rich in sustain or fade in soft passages, the synth draws arabesques in a mass of air that opens the tensions and dashes the light by piercing the powders. An essay of how you can listen to the whole without framing or describing the pieces, generating total interest, from start to finish, like the scenic representation of a text. Lāzaward is the manifest passage of a total, dazzling, apotropaic staging like the flight of the Assyrian divinity Shēdu.

    “Polysomn” contains the fourth representation of the Kairons; IRSE !, somewhat singular name, belonging to the musical tradition of Seinäjoki, western Finland. Behind a work of structural learning that resulted in splendid albums such as “Ujubasajuba” and “Ruination”; cultivated on psych-prog improvisations and elements elaborated with legacies close to the Canterbury sound, immersed in the northernmost source of the northern hemisphere.
    This band possesses the quality to be like an exoplanet, better still, “esorock”, which welcomes the possibility of propagating again the ingenious lymph of avant-garde sound. Ecstatic receptors, ethereal-post rock-prayers of sounds orbiting in the space stargazer. Dmitry Melet (vocals, bass, guitar), Johannes Kohal (drums), Lasse Luhta (guitar, bass) and Niko Lehdontie (guitar, synth, programming, backing vocals) offer the overcoming of the definition of song. Reformulating the evolving sound situations in almost mathematical terms and the notable use of epic-celebratory rhythmic changes.

    Metaphorical answers seem to come from the A side of “In The Wake Of Poseidon” by King Crimson, in the sinusoidal textures of “Isn’t Anything” operated by My Bloody Valentine, in the sparkling pop of ‘I’m Not In Love’ apogee of 10cc. Dissolved and liquefied with stroboscopic magma in lysergic pills. Engaging jewels that seem to be reborn whenever they end, a viaticum where every single content of thought, every mental entity, in particular the scenography of an object to the psyche, is formed and receives a real or imaginary thing.

    Tiny suites, made up of several movements, disseminate the emerging notions of the new dawn: ‘Psionic State’, ‘Retrograde’, ‘Welcome Blue Valkyrie’, ‘Altaïr Descends’ with voices and extrasolar wind. The dazzling cadence of ‘Hypnogram’, the strumming and thundering bass of ‘An Bat None’ and ‘White Flies’. The synth-dreamlike alternative in ‘Mir Inoi’ and ‘Polysomn’.

    Common denominator between the two Finnish bands is the presence of Juho “Jun-His” Vanhanen, singer of Oranssi Pazuzu. Producer of “Caterpillars Of Creation” and “Ruination”, the previous Kairon; IRSE! album. Vate of Tampere, devoted to psychedelic black metal. Character of high value who argues about the “musical revolution not in a nostalgic sense, but about something revolutionary that is happening right here and now”. Niko “Ikon” Lehdontie also belongs to the band of the Babylonian demon Pazuzu while being part of Kairon; IRSE !.

    Myths depicted with wings coming from the sky and the fruitful vision of one’s intuitions. “If you believe in that vision, the Universe will slowly bend to your will and people will listen.” (Tomi Pulkki one of the founders of Svart Records).

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