Mt. Mountain (AUS)

Mt. Mountain

 

“Dust”

 

Cardinal Fuzz (LP)

 

Assenza di turbamento interiore, equilibrio. Un chiaro intendimento di penetrante consapevolezza, mancanza di egocentrismo.

“Dust” è la nuova uscita di Mt.Mountain, australiani di Perth, dopo il bellissimo “Cosmos Terros”. In queste nuove registrazioni convive un’evoluzione complessiva, un approccio allentato, quasi il naturale progresso, tratteggiato, di una determinata idea. Emerge lo sviluppo delle influenze artistiche, i brani finiscono dentro una scia ed i suoni sono complessivamente estesi. Il senso dell’arcano non viene usato per incutere spavento o strabiliante euforia, ma, all’opposto, per incoraggiare la contiguità fra le forze dell’infinito e dell’intendimento.

L’esternazione in “Dust” trasmette emozioni ristrutturate, appartenenti alla nuova psichedelia, mediante un’armonia universale, un post-ambient di suono interiore mescolato a contrappunti terrestri, piuttosto che un flip-frame avveniristico. Un crepitio emotivo che contiene valori sicuramente più inclini a terre desolate, polverose, affascinanti, in cui traspare l’unione dell’individuo con la fonte della vita. Meditazione come controllo della nostra mente. La scienza dell’intelligenza. La musica dell’intelletto.

L’album comincia con la title-track, diciassette minuti sull’asse dei due chitarristi Glenn Palmer e Derrick Treatch ed il manto di minutissime particelle del tastierista Stephen Bailey. Il ronzio avvolge la sinfonia cosmica sfarinando il bija nel suo potere vibrazionale. Lento e sabbioso il mantra concorre alla funzione d’onda. Il basso di Brendan Shanley e le percussioni di Thomas Cahill lasciano un’inquieto sentore di imminente-mancata estasi, forse a ricordare come lo stato di sogno possa essere interrotto da impulsi imperfetti. E, mentre antico e moderno diventano evanescenti, sino a creare una sorta di quasi silenzio, esplode, improvviso, un violento muro elettrico. Come se la torre di un misterioso alchimista venisse attaccata da pericolose vacuità.

Ma il dissolvimento si trascina perpetuo, l’inerte odissea ritorna all’iniziale percorso evocatico, continuando, così, l’allegorico viaggio. Risplende ancora l’armonia tra chitarre e canti di un fachiro minimalista, colui che cerca la verità nella solitudine desertica. ‘Floating Eyes’ assume la trasparenza sbriciolata all’interno di docili ampollosità, percosse da tamburi a calice africani. Movenze surreali guidate da Palmer nell’abbraccio spirituale, offerte ad una tessitura armonica cristallina. Il profumo ammaliante pervade rumori monocordi creando una canzone “orientalish influenced”.

Kokoti’ disegna ancora la congiunzione tra Levante e Ovest, barocchismo immerso in contrappunti tibetani. Un incontro di culture che si sovrappongono, ritraendosi e reincontrandosi. Blasfemia musicale dove i King Crimson di Island, Myrrors e Hills si congiungono in uno sciamanesimo fluttuante. L’inizio del brano restaura tracce di magniloquenza sacra, pervasa e poi raccolta da una più intima estetica pseudo-acustica. Le chitarre guidano la melanconia impregnante sino a spingersi nella parte finale per incrociare una connessione energetica, dai fasti trascendenti, lo stato puro dell’essere. Sicuramente fra le più belle composizioni della filosofia psichedelica di quest’anno.

Proprio l’attività di pensiero, per lo più sistematica, mirante a definire le strutture permanenti della realtà, come indicare norme universali di percorso, hanno fatto ricordare gli ideali dei Popol Vuh di Hosianna Mantra. Non tanto per l’affinità strumentale ma per la ricerca umile dei toni pacifici, dei decorsi semi-ambience, di un’introspettiva che procede nelle tempistiche infinite del cosmo, lasciando la facoltà interiore all’essenza. Irreversibilmente angelica la conclusiva ‘Outro’. Dolci note in un cameo elettrificato e dall’incantevole coro solenne.

Se il nome della band evoca, inoltre, il contrasto di significato fra vocaboli o locuzioni di tipo identico o simile, o sequenza di parole, troviamo non soltanto le lettere M e T come Transcendental Meditation ma anche Holy Mountain, la Montagna Sacra.

“Abbandonate ciò che odiate, ciò che desiderate. Voi conoscerete il nulla: è l’unica realtà!” (L’alchimista Alejandro Jodorowsky).

Sandro Priarone

One Response to “Mt. Mountain (AUS)”

  1. plenirockium says:

    English translation…

    Mt. Mountain
    “Dust”
    Cardinal Fuzz (LP)

    Absence of inner perturbation, balance. A clear understanding of insightful consciousness, lack of egocentrism.

    “Dust” is the new album by Mt.Mountain, Australians from Perth, released after the beautiful “Cosmos Terros”. In these new recordings coexists an overall evolution, a loosened approach, almost the natural progress, dotted line, of a determinate idea. Emerge the development of the artistic influences, the passages finish in a wake and the sounds are on the whole extensive. The sense of the arcane is not used to arouse fright or amazing euphoria, but, to the opposite, to encourage the contiguity between the forces of the infinite and the understanding.

    The outpuring in “Dust” infuses re-structured emotions, belonged to the new psychedelia, by a universal harmony, a post-ambient of inner sound mixed to terrestrial counterpoints, rather than a futuristic flip-frame. An emotional crackling that contains values certainly more inclined to desolate, dusty, enchanting lands, in which the union of the individual shines through with the source of the life. Meditation as control of our mind. The science of the intelligence. The music of the mind.

    The album begins with the ‘title-track’, seventeen minutes on the axis of the two guitarists Glenn Palmer and Derrick Treatch and the mantle of tiny particles of keyboard player Stephen Bailey.
    The buzzing embrace the cosmic symphony developing the bija in his vibrational power. Slow and sandy the mantra contributes to the wave function. The bass of Brendan Shanley and the percussions of Thomas Cahill leave a restless inkling of unsuccessful – imminent ecstasy, perhaps to remember how the state of dream could be interrupted with imperfect impulses. And, while ancient and modern become evanescent, before creating a kind of almost silence, it explodes, sudden, a violent electric wall. As if the tower of a mysterious alchemist was attached by dangerous emptinesses.

    But the dissolution has dragged on never-ending, the quiet odyssey returns to the opening evocative run, continuing the allegoric journey. The harmony still re-shines between guitars and singing of a minimalist fakir, who looks for the truth in the desert solitude.’Floating Eyes’ assumes the transparence fallen apart inside docile pomposity, beats by african goblet drums. Surreal movements guided by Palmer in the spiritual hug, offered to a crystalline harmonic weaving. The charming perfume permeates monochord noises creating a song “orientalish influenced”.

    ‘Kokoti’ draws againso the connection between East and West, baroquism immersed in Tibetan counterpoints. A meeting of overlapping cultures, moving back and meet again. Musical blasphemy where the King Crimson of Island, Myrrors and Hills join together in a fluctuating shamanism. The beginning of the track restores traces of sacred magniloquence, pervaded and then picked up by a more intimate pseudo-acoustic aesthetics. The guitars guide the soaking melancholy up to pushing in the final part to cross an energizing connection, by transcending splendours, the pure state of the being. Definitely between the most beautiful compositions of the psychedelic philosophy of this year.

    Really the activity of thought, mostly systematics, looking to define the permanent structures of the reality, how to indicate universal rules of the path, they reminded the ideals of Popol Vuh of Hosianna Mantra. Not so much for the musical affinity but for the humble research of the peaceful tones, the semi-ambience developments, an introspective that evolves in the infinite timing of the cosmos, leaving the inner faculty to the essence. Irreversibly angelic the conclusive ‘Outro’. Sweet signs in an electrified cameo with enchanting solemn chorus.

    If the name of the band evokes, besides, the meaning contrast between words or locutions of identical or similar type, or words sequence, we find not only the letters M and T like Transcendental Meditation but also Holy Mountain.

    “Surrender what you hate, what you desire. You will know nothingness, it is the only reality!” (The alchemist Alejandro Jodorowsky).

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