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Fontaines D.C. (IE)

Fontaines D.C. ‎

 

“A Hero’s Death”

 

Partisan Records (LP & CD)

 

Che cosa hai fatto in tutti questi anni? …Sono andato a letto presto

E dopo una vita “take-no-prisoners” si materializza, da un nucleo popolare d’Irlanda, un certo Grian Chatten che declama: “A pregnant city with a catholic mind”. Un ragazzo “revolution a minute” a cui piace testimoniare, in termini grigi, i destini del mondo e la deumanizzazione urbana. Liberties è il quartiere di Dublino dove vige una dottrina agonizzante fatta di bonarietà e durezza. Afflizione, compassione, compiacimento. Le immagini buie che presagiscono sventure. Suppliche disarticolate dove si descrive l’elemento alienato e privo di capacità sociale, la deriva inevitabile dovuta dalla contaminazione globale. Disidratato il potere popolare, trasfigurato attraverso riflessioni sulla condizione e l’essenza. Aggrapparsi a ombre negative con cui ritrovare, comunque, un’amichevole sollievo da tanto abisso collettivo. E sopravvivere, trasformando il disagio in ispirazione vitale.

Considerare la teoria circolare del Tempo. Lo stesso momento che ritorna e miete i ricordi, innalzando le visioni di un futuro-passato dove combattere diventa fondamentale. Psicologicamente attaccabile nei punti illusori del fato: la vita che hai consumato, sconfessato, accantonato, tra un racconto e l’altro, al punto di non sapere se sia veramente accaduta.

Fontaines DC sono anche questo. La psicosi umana tra melodie e riff scheletrici. Ondeggianti e chirurgici nell’avant-rock sulfureo dei Velvet che trafigge il cuore instabile degli eroi mancuniani Ian Curtis e Mark E. Smith. Epico nichilismo che sfiora le notti di luna piena come quando si sciolsero i Television. Una fiaba triste che nessuno vuole accettare. Ha senso chiamarlo post-punk? C’è una ragione per definirlo alt-rock? A chi interessa sapere cosa sia?

Nel 2019 l’esordio di “Dogrel” impressionò con il punk deviato nel cupo dissonante kraut elettrico, un fuoco devoluto da funk rumoroso. Nel 2020, nefasto e orrorifico, la poesia espressa in musica di “A Hero’s Death”. Diademi vintage che riemergono brillanti, come ricordi di una storia che non finisce, rigenerata nella ripetizione della quinta dimensione invisibile. Lo spazio è uno specchio, percepito come un quadro sospeso nell’eternità. “Life ain’t always empty…” col timbro colloso di Mark Perry.

Capisco, capisco bene.

SANDRO PRIARONE

Una risposta a “Fontaines D.C. (IE)”

  1. English translation…

    Fontaines D.C.

    “‎A Hero’s Death”
    Partisan Records (LP & CD)

    What have you been doing all these years? …I’ve been going to bed early…

    And after a “take-no-prisoners” life, a certain ‘Grian Chatten’ materializes from a popular nucleus of Ireland, who declares: “A pregnant city with a catholic mind “. A “revolution a minute” guy to whom like to testify, in gray terms, the destinies of the world and urban dehumanization. Liberties is the district of Dublin where there is an agonizing doctrine made of kindness and hardness. Affliction, compassion, complacency. The dark images that presage misfortunes. Disjointed supplications describing the alienated element without social capacity, the inevitable drift due to the global contamination. Dehydrated popular power, transfigured through reflections on the condition and essence. Cling to negative shadows with which to find, however, a friendly relief from so much collective abyss. And survive, transforming discomfort into vital inspiration.

    Consider the circular theory of Time. The same moment that returns and reaps memories, raising the visions of a future-past where fighting becomes fundamental. Psychologically attacked in illusory points of fate: the life you have consumed, disavowed, set aside, between one story and another, to the point of not knowing if it really happened.

    Fontaines DC are also this. Human psychosis between melodies and skeletal riffs. Swaying and surgical in the sulphurous avant-rock of Velvet Underground that pierces the unstable heart of the Mancunian heroes Ian Curtis and Mark E. Smith. Epic nihilism that touches the nights of a full moon as when the Television melted. A sad fairy tale that nobody wants to accept. Does it make sense to call it post-punk? Is there a reason to call it alt-rock? Who cares what it is? In 2019 the debut of “Dogrel” impressed with the punk deflected in the dark dissonant electric kraut, a fire devolved by noisy funk. In 2020, nefarious and horrifying, the poetry expressed in music by A Hero’s Death. Vintage tiaras that emerge bright, like memories of an endless story, regenerated in the repetition of the fifth invisible dimension. Space is a mirror, perceived as a painting suspended in eternity. “Life ain’t always empty …” with the sticky stamp of Mark Perry.

    I understand, I understand well.

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