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101 Singles x 101 Bands (Pt. 2 – 20/101)

“101 SINGLES x 101 BANDS” 

Suoni Rock del Nuovo Millennio

I Primi Dieci Anni:  2000/2009 – (Pt. 2 – 20/101)

 

di  BEPPE BADINO

 

THE PSYCHOTIC REACTION

“Street Trash” EP
(7”, Detour 2000)

Quintetto inglese, Derby città, capeggiato dai fratelli Pete ‘Colonel’ Feely (canto e harmonica) e John ‘The Baptist’ Feely (basso), gli Psychotic Reaction coniugano le espressioni del linguaggio mod con i semi selvatici germogliati nel giardino delle delizie ‘garage rock’ PSYCHOTIC REACTION Street Trash EP 2000americane di metà anni sessanta.

“Street Trash”, “Stay Away” e “Stop, Look And Listen”, le tre bellissime tracce originali, catturano l’uditorio con vivide frasi perforanti cariche di magnetici attacchi pop corrosi da chitarre increspate, vocals tesissime, ritmi frenetici e dalla tastiera di un mirabolante organo Vox che scivola rapidamente fra le remote spire prepsichedeliche dei vari miti del gruppo, dai Count Five (ispiratori del loro nome?) agli Standells alla Chocolate Watchband…

Alla fine non poteva mancare la ‘cover insolita’, un vero ‘cult’ per i sostenitori del settore, ovvero, nel nostro caso, l’immarcescibile “Writing On The Wall”, anno 1966!, l’anthem dei Five Canadians, semileggendario combo garage rock di San Atonio, Texas!

P.S. Nel 2008 i fratelli Feely fonderanno i Silver Factory

 

BLACK MOSES

“Eye On You / So Easy”
(CDS, Shifty Disco 2000)

black mosesFormati dal cantante/chitarrista Jim Jones, già motore ultrasonico dei Thee Hypnotics, con il bassista Graeme Flynt (un ‘ex’ del gruppo garage/punk Penthouse) e il batterista Chris Buncall (collaboratore in alcuni progetti paralleli dei Melvins), i britannici Black Moses sferrano due potenti attacchi ‘hard/heavy/psych’ – l’avvolgente spirale delle neurotiche “Eye On You” e “So Easy” – trascinati da una sezione ritmica sempre incisiva e dall’esperto strumento solista del leader caricato con conficcanti proiettili di metallo pesantemente radioattivo.

Originali misture di suoni rock avvincenti spesso sfiorati da un lontano fascino Free, Taste, Hendrix …

 

THE MUSIC

“Take The Long Road And Walk It / The Walls Get Smaller”
(7″, Fierce Panda 2001)

Quattro cervelli in fuga provenienti da Leeds, dotati di potenzialità e immaginazione.

Le canzoni dei Music svelano una solida conoscenza dell’espressione rock, in MUSIC Take The Long Road ...modo particolare della ramificazione ‘indie-psichedelia’. Possono essere violente, contemplative, taglienti, sfumate…

La meraviglia “Take The Long Road And Walk It” sprigiona faville Led Zepp dalla chitarra, vero motore spara-riffs in wah-wah maggiore, avvitando un’intensa danza allucinatoria incentrata su una concatenazione di flessuosità solistiche iperelettriche. “The Walls Get Smaller”, brano strumentale sul lato B, propone piacenti ‘guitar-melodie’ triturate dalle percussioni in uno spazio caleidoscopico che riflette immagini modificate, prodromi dell’imminente nuova eversiva stagione.

Ribelli del secondo millennio.

P.S. L’efficace pattuglia dei Music allinea Rob Harvey (voce), Adam Nutter (chitarra), Stuart Coleman (basso) e Phil Jordan (batteria).

 

BRAIN DONOR

“She Saw Me Coming / Shaman U.F.O.”
(7”, Impresario 2001)

C’è un Julian Cope dislocato al basso, sempre in forma smagliante, alla guida del progetto ‘stoner’ battezzato Brain Donor, band divisa con la coppia Kevin BRAIN DONOR She Saw Me Coming 2001Bales, batteria, e Anthony ‘Doggen’ Foster, chitarra, due tipi capaci, piuttosto noti nell’underground, che saltuariamente erogano energie agli Spiritualized.

Chitarre ultraelettriche e motori ritmici vibranti come martelli pneumatici duellano con la voce distinta del leader in un violento groviglio di armonie taglienti post-Heavy Metal.

Le canzoni “Shaman U.F.O.” e  “She Saw Me Coming”, traboccanti di sequenze allucinate, combinano materie ferrose e palpitanti per viaggiare negli spazi cosmici della psichedelia alternativa.

Analogia (im)possibile: i Deviants di “Ptooff!” incontrano gli UFO di “Flying”?

 

JET 

“Dirty Sweet” EP
(12″, Rubber 2002)

Formazione quadrangolare, i chitarristi Nick Cester e Cameron Muncey, il bassista Mark Wilson e il batterista Chris Cester (fratello minore di Nick), i Jet sono la più entusiasmante band sgorgata dalle prospere terre d’Australia JET Dirty Sweet EPall’inizio degli anni 2000.

Il loro primo tempo sonico, il famigerato “Dirty Sweet” EP spedito in orbita dalla Rubber Records, originaria tiratura ‘limitata/numerata’ esaurita in poche ore in tutti i negozi di dischi di Melbourne e Sydney, comunica repentinamente attraverso i modelli del più profondo idioma rock.

Quattro tracce autografe dall’impatto dirompente, dalle micidiali sciabolate heavy/garage di “Take It Or Leave It”, canzone assai vicina alle viziose tendenze di formazioni come The Heads o ai Mudhoney acerbi di “Superfuzz Bigmuff”, alla vorticosa “Cold Hard Bitch”, un’iniezione di superadrenalina stile AC/DC, ai percorsi più emozionali e visionari “Move On” e “Rollover DJ”, ballate intrise di malia elettrica, non lontane da certe delizie dei Rolling Stones. Ascoltare in particolare la sublime “Move On” per credere….

 

THE EMBROOKS

“Jack / Dawn Breaks Through”
(7″, Circle 2002)

Ennesima sorprendente prova degli Embrooks, tridimensionale combo di Folkestone con ricca striscia genealogica guidato dal EMBROOKS Jack Dawn Breaks Throughbassista/chitarrista/cantante Matthew ‘Mole’ Lambert – [una figura mitica della scena garage/rhythm’n’blues UK, dapprima con i Kays, il gruppo base che generò parzialmente i Kula Shaker, poi con i Mystreated e i Lyds…] – con l’agile batterista Lois Toizer, già brillante volto femminile in Stewed e Lyds, e con il valido chitarrista italiano Alessandro Cozzi-Lepri proveniente dagli Head And The Hares.

L’originale “Jack” e il remake di “Dawn Breaks Through” dei Barrier (poco conosciuta ‘psych-band’ londinese di fine sessanta) possiedono il fascino sotterraneo delle perle ‘lysergic rock’ alimentate da ispiratissime costruzioni in espansione allucinogenica, canzoni sature di essenze colorate che riverberano diorami di epoche hippie-floreali.

Prelibata marmellata acida!

 

HOPE OF THE STATES

“Black Dollar Bills” EP
(CDS, Seeker 2003)

Il primo atto degli Hope Of The States, un sestetto originario di Chichester, Inghilterra, è prova davvero stupefacente!

HOPE OF THE STATES Black Dollar Bills EP“Black Dollar Bills”, brano caposaldo che supera i sette minuti, progetta un avventuroso viaggio, tuffato nel futuro, ai confini estremi della mappa geografica del rock spaziale. Un’affascinante rapsodia cinetica formato canzone, costruita su emozionali vortici ascensionali creati da un simposio di tastiere elettriche – piano, organo e attrezzi che riproducono le euritmie liquescenti del mellotron – attaccate da un inebriante scroscio di chitarre effettate capaci di disegnare originali fantasmagorie post-psichedeliche.

Gli altri titoli del disco, le dilatate “Everything For Everyone” e “Sts’ikel”, galleggiano su melodiose dune moderniste mettendo in scena una fluttuante danza attorniata da keyboards e violino.

Un debutto stratosferico, sulla scia di luce delle stelle Flaming Lips, Spiritualized e Mercury Rev.

Personale: Sam Herlihy (voce, chitarra, piano), Ant Theaker (chitarra, piano, organo), Jimi Lawrence (chitarra), Paul Wilson (basso), Simon Jones (batteria) e Mike Sidell (violino).

 

KINGS OF LEON

“Holy Roller Novocaine” EP
(10″, Hand Me Down 2003)

I Kings of Leon, una scoperta di Steve Ralbovsky (l’uomo che curò la promozione degli Strokes…), sono una giovane band del profondo sud americano, Memphis, Tennessee, formata in famiglia – come già i Beach Boys – dai tre fratelli Caleb, Nathan e Jared Followill con il cugino Matthew Followill.KINGS OF LEON Holy Roller Novocaine EP

Contraddistinti da lunghe chiome, con lo zaino pieno di moderne canzoni garage-blues  sbocciate su radici dal profumo country, i ‘nostri’ hanno licenziato il loro primo disco “Holy Roller Novocaine” EP tramite la Hand Me Down Records, marchio discografico affiliato RCA e diretto dal medesimo Ralbovsky.

Cinque ballate dall’incanto ‘roots’ sviluppate con voce incisiva, da “Molly’s Chambers” a “Holy Roller Novocaine” (più, in mezzo, “Wasted Time”, la mia preferita “California Waiting” e “Wicker Chair”), totalmente stregate da chitarre aguzze e risolute che delineano melodie fra i ritmi tremuli, oltre i tipici panorami ‘post-America rurale’, circondate probabilmente da sane memorie Creedence Clearwater Revival e Allman Brothers Band…

 

THE LIBERTINES

“Don’t Look Back Into The Sun / Death  On The Stairs”
(7″, Rough Trade 2003)

I Libertines nell’Olimpo!

“Don’t Look Back Into The Sun”, titolo ‘esclusivo’del quarto singolo dei Libertines, suggella probabilmente l’attimo musicale più magico dell’intero anno 2003.

LIBERTINES Don't Look Back Into The SunSpirito punk ’77, un’immaginifica struttura pop che fa trasalire, avvolgenti combustioni canto/chitarre/ritmi, ricordi di Clash (“Somebody Got Murdered” / “Groovy Times”) e Only Ones  (“Another Girl, Another Planet”). Una rara meraviglia!

Sublime anche la versione rielaborata di “Death On The Stairs”, diamante popedelico con vorticose spirali di riffs chitarristici, un segmento tratto dal  primo album “Up The Bracket” (2002).

I Libertines?  Eccentrici, onirici, irresistibili menestrelli elettrici!

Personale: Pete Doherty (voce, chitarra), Carl Barat (voce, chitarra), John Hassall (basso), Gary Powell (batteria).

P.S. Info. In “For Pete’s Sake”, bootleg/LP dei Libertines registrato ‘live’, c’è pure Peter Perrett, voce maestra nella magnifica ‘cover’ della sua “Another Girl, Another Planet”.

 

HOGGBOY

“So Young / Call Me Suck”
(7″, Sobriety 2002)

Quartetto ‘indie’ cresciuto nel circuito alternativo dei club di Sheffield.

Una potente coppia di titoli originali apre la strada alle armonie/disarmonie degli Hoggboy, appellativo conferito alHOGGBOY gruppo dall’egocentrico frontman, il cantante/chitarrista Tom Hogg (un passato con i Seafruit e i Chicken Legs Weaver), sicuro ammiratore di Bowie, Bolan, Kurt Cobain e Jack White…

Le spericolate frazioni del primo singolo [solido vinile settepollici, ovviamente!] disegnano scenari rock caratterizzati da un dinamismo frenetico. La fulminea “So Young”, giovane, eclettica e vitale, trasmette su moderne sintonie heavy(pop)punk incorporando provocazione, aggressività, feedback… Una possibile proiezione albionica del suono MC5.

Sull’altro lato “Call Me Suck”, vigoroso ‘strumentale’ lambito da tempeste garage/psychobilly (ombre Cramps?), affonda e riemerge in un susseguirsi di violente maree di riffs metallici.

Personale: Tom Hogg (voce, chitarra), High Smith (chitarra), Andrew Bailey (basso), Richy Westley (batteria).